
I Care Leavers: ragazzi che non hanno vissuto l'infanzia e/o l'adolescenza nella famiglia di origine

Il 29 gennaio 2020 si è svolto a Roma, presso la Camera dei Deputati, il secondo convegno nazionale di Care Leavers Network.
I Care Leavers sono ragazze e ragazzi che hanno vissuto la loro infanzia e/o adolescenza fuori dalla famiglia di origine e che, compiuti i 18 anni, escono dalle comunità e/o dalle case famiglia o famiglie affidatarie in cui avevano vissuto.
Per queste persone, il compimento dei 18 anni non è sempre una festa, ma rappresenta un momento di preoccupazione ed ansia per il loro futuro e dà loro un senso di smarrimento fortissimo nel lasciare gli affetti incontrati nel corso della loro vita.
Grazie all’iniziativa di uno di questi ragazzi, è nata, nel 2010, l’Associazione AGEVOLANDO, con lo scopo di “fare rete” con altre persone che hanno vissuto esperienze analoghe e che, all’uscita dalle situazioni protette, nelle quali erano entrati per ragioni di loro tutela, si trovano a dover affrontare le complesse problematiche dello studio, del lavoro, della casa, in assenza di figure adulte significative di aiuto e di affetto.
Nel corso di questo convegno, organizzato presso l’Aula dei Gruppi parlamentari della Camera dei Deputati, alla presenza dell’Onorevole Roberto Fico, Presidente della Camera, e dell’Onorevole Emanuela Rossini, con la partecipazione, tra gli altri, delle Università di Trento e di Padova e del Coordinamento Nazionale delle Comunità di Accoglienza, i ragazzi hanno avuto modo di esprimere i loro punti di vista, con interventi mirati a richiamare l’attenzione dei soggetti (educatori, assistenti sociali, tribunali, giornalisti, istituzioni…) coinvolti a vario titolo nelle loro problematiche.
E’ stato un convegno molto importante, anche perché proprio quel giorno è stato approvato un emendamento, presentato dall’Onorevole Rossini, che prevede l’integrazione ed il prolungamento del Fondo per i ragazzi ad oggi rivolto alla fascia d’età 18-21 anni, fino a 25 anni: questa modifica dà la possibilità, tra l’altro, di completare, per molti di loro, gli studi universitari.
Ed è stato un convegno connotato da grande spessore emotivo, non soltanto per quanto questi ragazzi hanno saputo fare breccia nei cuori di chi li ascoltava, ma anche per il contributo positivo di idee e di proposte che gli stessi hanno portato e che dovranno essere prese in considerazione da tutti gli enti ed operatori quali indicatori di buone prassi da seguire.
Fa piacere riportare, in estrema sintesi, le riflessioni dei ragazzi, raccolte in “raccomandazioni” rivolte a molteplici destinatari.
“Siamo persone, non numeri. Instauriamo relazioni significative che ci possano aiutare nel nostro percorso in comunità/casa famiglia/affido.”
“Informazioni chiare, disponibilità, ascolto e partecipazione. Queste sono le parole chiave che vorremmo ogni professionista che ci sta vicino, soprattutto l’assistente sociale, non dimenticasse mai: tenere in considerazione il nostro punto di vista.”
“Abbiate cura dei tempi e della qualità dei processi decisionali: sappiamo che avete troppi casi e siete sommersi dalla burocrazia, ma ricordate che avete anche molta responsabilità nei nostri confronti. E’ vostro il potere decisionale, non lasciateci “in sospeso”.”
“Una particolare attenzione dal momento del distacco dalla famiglia di origine: da qualsiasi cosa e per qualsivoglia motivo una ragazza o ragazzo venga allontanato dalla propria famiglia, è sempre un avvenimento traumatico. Abbiate cura di questo passaggio e non trascurateci, non trascurate nemmeno la nostra famiglia e i nostri fratelli e sorelle.”
“Lavorate anche con le nostre famiglie, affiancatele e aiutate anche loro. Hanno difficoltà, a volte la motivazione per cambiare non è sufficiente. Servono strumenti, tempo e spazio per maturare cambiamenti.”
“Il supporto psicologico è molto utile. Chiediamo questa opportunità vanga garantita a tutte le ragazze e a tutti i ragazzi.”
“Semplificare la burocrazia per ottenere i documenti e il tutore.”
“Rendere più facili gli spostamenti in Europa.”
“Scegliete con attenzione le famiglie affidatarie e, quando/se proporci questo percorso e valutate quanto bene potrebbe fare a noi ragazze e ragazzi e alle nostre famiglie. Preparatele, seguitele e monitorate l’andamento dei percorsi.”
“La comunità deve avere tutte le caratteristiche per poter essere considerata casa: è un luogo di transizione importante, deve accogliere le ragazze ed i ragazzi e rispettarne l’individualità.”
“Più sensibilizzazione ed educazione al tema dell’accoglienza per i “non addetti ai lavori”: vogliamo essere considerate e considerati come tutte le altre e tutti gli altri, anche se stiamo affrontando un percorso “fuori famiglia”.”
“Nessuno diventa adulto a 18 anni e un giorno: non chiedetelo nemmeno a noi.”
Una “raccomandazione”, infine, rivolta ai giornalisti, che vale la pena riportare per intero.
Scrivono i Care Leavers:
“Parlare di minorenni allontanati dalla loro famiglie e giornalismo è un tema difficile e delicato, ma fare informazione in modo corretto e imparziale senza “gonfiare” gli articoli solo per vendere più copie lo è ancora di più. Molto spesso si sente parlare di genitori che in disaccordo con i vari provvedimenti giudiziari attaccano senza sosta giudici, assistenti sociali, operatori… e chi più ne ha più ne metta.
Noi non vogliamo dire che il sistema di accoglienza sia perfetto, ma se sono state prese certe decisioni c’è sempre un motivo. Siamo stanche di sentir parlare solo di allontanamenti ingiusti, di abusi di potere, di allontanamenti che violano i diritti umani…
Non ci piacciono frasi come: “Bambini strappati alle famiglie” o “rinchiusi nelle strutture” o il paragonare un allontanamento a un “rapimento”. Molti giornalisti pensano che le case-famiglia e l e comunità esistano solo per far guadagnare soldi a qualcuno, strappando alla loro famiglia dei bambini o dei ragazzi.
Abbiamo raccolto molti articoli che parlano di “business” delle case-famiglia. Noi vorremmo far notare che a molti ragazzi, compresi noi, quello che chiamano “business” ha salvato la vita. Ci ha allontanato da ambienti pericolosi e poco sani.
Non sempre, purtroppo, i genitori sono in grado di pensare ai figli e di fare le cose per il loro bene. Non tutti sono adatti a fare i genitori e i ragazzi vengono “usati”, solo per dare notizie ad effetto. Andare sui giornali spesso amplifica la rabbia e il disagio di certi genitori, ma non li aiuta ad affrontare i problemi.
Se ci sono comunità o case-famiglia che non funzionano o dove sono stati commessi abusi vanno individuate o denunciate. Ma non è giusto generalizzare.
Vorremmo che fosse raccontata anche la realtà di tutte le persone che lavorano per noi tutti i giorni, come educatori e assistenti sociali, e che non venissero colpevolizzati per cose che non sono vere. Ci piacerebbe che fosse apprezzato il duro lavoro che devono fare ogni giorno affrontando storie di vita difficili e molto delicate. Devono prendere decisioni importanti per noi e queste decisioni influenzano tutta la comunità perché anche noi siamo parte della comunità, non siamo “figli di nessuno” ma ci sentiamo a tutti gli effetti figli della collettività.”
Credo sia molto utile la diffusione di queste iniziative, non soltanto per la cittadinanza, ma anche per i professionisti e gli operatori coinvolti in questi complessi e delicatissimi processi: il contributo di questi ragazzi, ai quali tutti noi dobbiamo profonda gratitudine, è da ritenersi fondamentale per proseguire nel miglioramento dei comportamenti individuali, della qualità nelle relazioni e della politica dei servizi.
Ringrazio per l’attenzione.
Trento, 31 gennaio 2020
IL GARANTE DEI DIRITTI DEI MINORI
per la
Provincia Autonoma di Trento
Fabio Biasi